La nascita della Confraternita di sant’Antonio di Padova è legata alla grande devozione che il popolo di Molfetta attribuisce al Santo Lusitano da tempi remoti. Sant’Antonio di Padova è il “Taumaturgo” che ha affascinato e continua ad affascinare il popolo molfettese per la sua straordinaria santità: per questo motivo, non solo è venerato come patrono minore della città, ma la presenza di dipinti e statue in numerose chiese locali testimonia la profonda devozione dei fedeli molfettesi che invocano il santo dottore della chiesa con suppliche, preghiere e pii esercizi di pietà per i propri bisogni spirituali e materiali.

 

1637, la fondazione

Nell’anno 1637, affidandosi alla protezione e agli auspici del glorioso sant’Antonio, un gruppo di cittadini molfettesi decise di costituire un nuovo sodalizio: la Confraternita di sant’Antonio di Padova, formata in maggior parte da marinai e illetterati, gente devota a Dio che avrebbe ispirato la sua vita comunitaria confraternale alle virtù teologali (fede, speranza e carità) e cardinali (prudenza, giustizia, fortezza, temperanza) del Santo patavino.


Questo sparuto gruppo di uomini decise di congregarsi nella chiesa di san Francesco del Convento dei Padri Minori Conventuali di Molfetta, dove erano solite esercitarsi le pie devozioni a sant’Antonio. Il 5 febbraio 1637 il Ministro Generale dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali in Roma approvò la costituzione di una «societas» sotto la protezione di Sant’Antonio di Padova nella propria chiesa di San Francesco di Molfetta (sita nel borgo e demolita nel 1888).
Nonostante l’assenza di risorse materiali e finanziarie, i confratelli si prodigarono ben presto per le opere di carità cristiana. Gli efficaci esempi dei primi devoti spinsero, in breve tempo, molti altri cittadini a credere nelle loro pie attività e ad aggregarsi con devozione al sodalizio. Da un piccolo seme, la Confraternita di sant’Antonio crebbe diventando velocemente una robusta e ampia pianta.

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1638, il trasferimento nella Chiesa di Sant'Andrea

Per diversità di vedute con i Padri Conventuali, così come documentato da don Crescenzo de Candia nella storica «Sinopsi» del 1774, i confratelli presentarono un’istanza di trasferimento in un’altra chiesa al vescovo della Diocesi di Molfetta, mons. fra Giacinto Petronio Romano:

 

«Ill.mo et R.mo Monsig.re. Li confrati supplicanti in actis per esequtioni del decreto lato dal delegato di V.S.Ill.a fanno istanza destinarsi la chiesa dove haveranno da stantiare o dimorare stante il discesso dalla chiesa di S. Francesco e questo insino edificheranno la loro chiesa, nec non prdocedersi per V.S. Ill.a all’elettione di nuovi officiali che haveranno grati aut Deus».

 

A questa richiesta il 16 maggio 1638 lo stesso Vescovo rispose con il seguente decreto, trasferendo la confraternita nella chiesa di sant’Andrea di Molfetta:

«Noi fra Giacinto Petronio Romano dell’ordine de Predicatori Maestro di Santa Theologia per la gratia di Dio e della S. Sede Apostolica Vescovo di Molfetta. Concediamo e destiniamo detta Confraternita nuovamente eletta di S. Antonio di Padua,la chiesa di S. Andrea dentro la città di Molfetta, dove potranno radunarsi et permanere sino alla edificazione della chiesa che faranno, e nell’elettione dell’ufficiali che faranno ci offeriamo assistere, et che in avenire detta eletione si debba fare in presenza dell’ordinario pro tempore. Data in Molfetta nel nostro Palazzo Vescovale le 16 maggio 1638. Fra’ Giacinto Petronio dell’ordine de Predicatori Vescovo di Molfetta».

Successivamente, la confraternita ottenne il consenso da parte del padrone e del cappellano della chiesa di sant’Andrea di dimorarvi e svolgere le molteplici pratiche religiose.


Il 15 agosto 1638 i confratelli commissionarono al pittore Francesco Cordova della città di Bitonto un quadro del santo protettore e due anni dopo, il 3 gennaio 1640, anche lo stendardo della confraternita. Negli anni seguenti, su consenso dei padroni della chiesa, nella piccola chiesetta del centro antico di Molfetta fu eretto l’altare dedicato a sant’Antonio e il pulpito per l’esercizio delle proprie funzioni.


Purtroppo, non fu possibile costruire una propria chiesa, come prescritto nel decreto del vescovo Petronio, e nel 1652 la confraternita acquistò una casa adiacente la chiesa di sant’Andrea, costruendovi la cappella ed edificando il nuovo altare a sant’Antonio. Nella stessa cappella furono realizzati due sepolcri per la sepoltura dei confratelli.


Siccome il fetore dei cadaveri infastidiva gli abitanti di via Scibinico nel centro antico di Molfetta, nel 1658 la confraternita chiese e ottenne dai padroni della chiesa di sant’Andrea il permesso di costruirvi un nuovo sepolcro, sul cui ingresso fu posta la pietra tombale con lo stemma e il motto della confraternita «Florebunt quasi lilium» (Isaia, 35).

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La statua, lo Statuto, l'organo

Nel XVIII sec. diversi furono gli eventi che segnarono la storia della Confraternita di sant’Antonio. Da un lato, fu incrementato il suo cospicuo patrimonio grazie ai generosi lasciti e donazioni, dall’altro fu scolpita la statua del suo santo protettore per portarla in processione nella solennità di sant’Antonio (priore Gianalfonso Calò). Infatti, nel 1709 il vescovo di Molfetta, mons. Giovanni degli Effetti, aveva vietato alle confraternite locali di portare in processione il Santissimo (la processione organizzata dal sodalizio patavino locale si svolgeva la domenica successiva la festa di sant’Antonio) e ordinato a tutti i priori delle confraternite di farsi scolpire la statua che raffigurasse il proprio patrono.


Inoltre, la Confraternita redasse il proprio statuto confraternale perché nella prima metà del XVIII sec. tutte le congregazioni, fondate sotto il solo permesso dell’autorità diocesana, furono considerate illegittime. Per ristabilirne la legittimità, era necessario richiedere il regio assenso presentando il proprio regolamento e il proprio statuto. Presentato lo statuto a sua maestà il 30 luglio 1763, il 30 ottobre la confraternita ricevette il Regio Permesso in originale pergamena da Ferdinando IV, godendo del secondo posto sul diritto di precedenza tra le confraternite di Molfetta.


Oltre al culto a sant’Antonio, la confraternita s’impegnò anche in numerose opere di misericordia corporali per aiutare il prossimo:

 

«Sotto il Priorato di Angelo Sallustio, e dietro Conclussio tenuta sotto il dì 5 Giugno 1768 fu determinato che la Confraternita assumesse l’obbligo di aiutare gli Ammalati poveri e dei fratelli, con somministrare ai medesimi medicamenti e brodo a spese della Confraternita. Perciò ogn’anno si eligeranno due infermieri,i quali avessero l’obbligo di visitare detti ammalati e somministrare ai medesimi tutto il necessario e che dai medesimi si spedissero i biglietti di spese, e che in fini dell’anno di tutti i biglietti spediti se ne formasse il mandato, con esprimere i nomi, cognomi degli ammalati ai quali si soni prestati gli aiuti corporali per la redenzione dei conti».

Per accompagnare il canto liturgico, nel 1771 il priore Giuseppe Mauro Altomare commissionò un organo a Giuseppe Rubino, sacerdote della città di Acquaviva Delle Fonti, costruttore di organi (poi acquistato dal notaio Mauro Fornari), anche se per la sua completa realizzazione fu necessario l’impiego di maestranze e artisti molfettesi. Nello stesso anno il priore affidò all’artista Felice Porta la realizzazione dell’orchestra in collaborazione con Giacinto Poli (ferramenta necessaria alla costruzione dell’orchestra), al maestro Giuseppe Martire (ritaglio della “sarache” sopra l’organo) e a Gianalfonso Pansini (acquisizione del legname per la costruzione dell’orchestra).

 

L’organo fu completato l’anno successivo sotto il priorato di Domenico Mozzica che provvide a fare allargare l’orchestra dal maestro Giovanni Fontana e a farla dipingere e indorarla dal pittore Anselmo Porta. Felice Porta dipinse con pittura ad olio il quadretto di sant’Antonio posizionato al centro della “sarache”.

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1890, la Legge Crispi

Il XVIII sec. è ricco di testimonianze storiche contenute nelle «Platee» del 1708 e del 1774, nel libro delle «Significatorie» del 1756, in alcuni atti notarili e dispute legali che il sodalizio ha dovuto affrontare.


Nel successivo XIX sec., oltre a coltivare e consolidare il culto a sant’ Antonio, la confraternita si prodigò in opere di sostegno caritativo e spirituali e nell’esercizio del suffragio dei confratelli defunti, costruendo nel 1856 anche una cappella funeraria nel nuovo cimitero cittadino (intanto era assicurata l’osservanza degli obblighi di messe stabiliti dai legati pii costituiti da vari devoti).


Indebolito e poi abolito il patronato, nell’ultimo decennio del XIX sec. la confraternita restò il solo soggetto amministratore della chiesa di sant’Andrea, il cui sagrato fu recintato nel 1898 su concessione del Comune di Molfetta. Di contro, la Legge Crispi del 7 luglio 1890 privò la confraternita del suo patrimonio immobiliare, provocando una destabilizzazione economica del sodalizio che fu obbligato a rivedere le sue attività sin dai primi anni del XX sec.

 

In questo travagliato secolo funestato da due guerre mondiali, il sodalizio assicurò la continuità del culto e la devozione al Santo, celebrando nel mese di giugno la solenne tredicina e organizzando annualmente la festa e la processione cittadina del Santo.

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Il "Pane di Sant'Antonio"

Nella prima metà del XX sec. non mancarono vicende che diedero impulso alla vita associativa, in particolare l’opera caritativa del «Pane di sant’Antonio» per aiutare le famiglie bisognose.

 

Nel 1927, in seguito ai lavori di ristrutturazione nel Duomo, fu demolito l’altare della Confraternita della Purificazione. Il materiale demolito fu acquistato dalla Confraternita di sant’Antonio e installato nella cappellina della Visitazione. Otto anni dopo (1935), in occasione del 750esimo anno dalla nascita del Santo, fu organizzata una grande festa cittadina e nel 1938 fu costruito il nuovo campanile. Infine, nel 1955 lo scultore molfettese Giulio Cozzoli scolpì il nuovo Tabernacolo all’altare di sant’Antonio.

 

In questo periodo oltre a restauri e modifiche (es. lo spostamento dell’organo portato dalla porta di entrata di via sant’Andrea alla porta di entrata di via Piazza), la chiesa di sant’Andrea fu abbellita con un candelabro in ferro battuto, foggiato dal maestro artigiano Francesco Modugno nel 1973, in cui sono incisi gli stemmi delle città di Molfetta e Amalfi, del vescovo mons. Settinio Todisco e quello della confraternita.

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Il rinnovamento organizzativo (sec. XX)

Nell’ultimo trentennio, la confraternita abbandona il tepore della sua autoreferenzialità per abbracciare un laicato più aderente alle prerogative del Concilio Vaticano II. In pratica, una prospettiva nuova della devozione al Santo che mira a far vedere Gesù nella sua santità: è il periodo del rinnovamento organizzativo con la redazione di nuovi statuti e regolamenti e il potenziamento di alcune delle più importanti attività confraternali, in particolare la Cassa Pane di sant’Antonio.


Diversi sono stati i momenti significativi nella seconda metà del XX sec.: il 3 dicembre 1988 sono state concesse al sodalizio le indulgenze plenarie e, con decreto vescovile dell’8 dicembre 1988, mons. Antonio Bello ha concesso quelle Parziali. Nel 1991 la confraternita è stata aggregata all’Arciconfraternita di sant’Antonio della città di Padova, ricevendone anche i vantaggi spirituali.
Dal 1993 la confraternita, durante la Settimana Santa, rivive le ultime ore di vita di Gesù Cristo attraverso la «Sacra Rappresentazione».

 

Oltre alle speciali virtù e alla ininterrotta devozione verso il Santo di Padova, tesa a far imitare «le di Lui virtù», i confratelli hanno testimoniato nei secoli la fede in Gesù Cristo Figlio di Dio. Attualmente la confraternita, ispirandosi ancora ai suoi elementi originali, conserva intatte le caratteristiche di una comunità cristiana con i requisiti di un’associazione pubblica di fedeli.

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